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A project for the ecological era

 

ecosistemastudio‘s research focuses on the relationship between man and Earth, on the coexistence and possible hybridizations between the figures and languages of architecture and the dynamic self-organization of the natural world.

Our approach is based on an open perspective, in which there is no separation between nature and culture, there are no “two worlds” but only one, increasingly fragile.

From these premises emerges a hybrid space of history and nature, an immersive, tactile environment: the stylistic code of our projects is the mixture between the recognizable elements of Italian architecture and design and the continuity / complexity of the body and natural conformations in where resources are optimized, both structurally and energetically, there are no clear-cut separations between the constituent parts and the same surface – the ground, the skin – folds according to topological geometries.

Using the most advanced sustainable technologies in the field of digital design and digital fabrication, our work aims at a balanced relationship between the built environment and the biosphere, interacting in an innovative way with natural resources (sun, wind, water, soil, biomass) and using low cost environmentally friendly materials. We also create installations, sculptures, and furnishings inspired by the characters of multiplicity, intertwining, dynamism and lightness of the contemporary world, building a bridge between the man’s house and the natural environment.

The result is a crossbreed, posthuman composition which makes the link between civilization and biosphere tangible and effective.

“In realtà, noi siamo integralmente i figli del cosmo. Ma, attraverso l’evoluzione, attraverso lo sviluppo particolare del nostro cervello, attraverso il linguaggio, la cultura, la società, noi gli siamo diventati estranei, ce ne siamo distanziati, emarginati.”

“Bisogna smettere di vedere l’uomo come un essere soprannaturale e abbandonare il progetto formulato da Cartesio, e poi da Marx, di conquista e di possesso della natura. Questo progetto è diventato ridicolo a partire dal momento in cui ci si è resi conto che il cosmo immenso, nel suo infinito, resta fuori dalla nostra portata. E’ diventato delirante a partire dal momento in cui ci si è resi conto che è il divenire prometeico che conduce alla rovina della biosfera e, con ciò, al suicidio dell’umanità. La divinizzazione dell’uomo nel mondo deve cessare. Certo, dobbiamo valorizzare l’uomo ma noi oggi sappiamo che possiamo farlo soltanto valorizzando anche la vita: il rispetto profondo dell’uomo passa attraverso il rispetto profondo della vita.”

“L’uomo deve smettere di agire come un Gengis Khan del sistema solare e considerarsi non come il pastore della vita ma come il copilota della natura. Un doppio pilotaggio è ormai imposto dalla coscienza ecologica: uno profondo, che deriva da tutte le fonti inconsce della vita e dell’uomo, e l’altro, quello della nostra intelligenza cosciente.”

“E’ vitale sviluppare questa coscienza planetaria, così come di mettere radici nella Terra. Perché la nostra Terra non è soltanto una cosa fisica. E’ una realtà geo-psico-bio-umana. Certo, bisogna essere capaci di distinguere questi diversi aspetti, ma bisogna saperli collegare. (…) Ogni cultura ha le sue virtù e anche le sue superstizioni, le sue illusioni e le sue carenze, le sue barbarie e le sue bontà. Lo stesso è per la nostra, di cui sono ben lungi dal misconoscere le virtù ma di cui devo riconoscere le illusioni e le carenze. E’ per questo che credo a una simbiosi delle civiltà, perché saggezze africane, indiane, indiane d’America devono mescolarsi ai nostri lumi, illuminanti ma talvolta anche così accecanti. Anche noi dobbiamo smettere di considerarci i maestri per diventare partner del “grande incontro del dare e del ricevere” che sognava Senghor.”

Edgar Morin